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Un dolce soggiorno nella Città Eterna…
Soltanto in quel luogo consacrato dai millenni tutto ciò che c’è stato e ci sarà può convivere con tutto: l’alto e il basso, il vecchio e il nuovo, la religione e l’empietà, il fasto e la miseria, persino Dio e il Diavolo sembravano aver trovato un equilibrio stabile e duraturo in quella città, dove tutto è già accaduto, e mica una sola volta! Mille volte.
Sebastiano Vassalli, La chimera
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Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irresolvibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana dei cosmici “perché” del mio respiro.

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Pe’ arivacce qui da Roma ho fatto l’autostop
e ‘n Francia è già m’ber pezzo che ce sto…
Ma pure da emigrato, mica so cambiato:
io so’ Romeo, er mejo der colosseo!
Io fermo nun ce sto, proprio nun me va!
Se domani qui sarò, oggi chi lo sa?
Forse un pò m’acchitterò e me ne andrò in città, già…
E poi laggiù tanta scena farò, ogni gatta che me vedrà dirà:
“ma che ber micione, che simpaticone, quello è Romeo
er mejo der colosseo!”.
Si cambio so’ guai, sto bene come sto…
Io nun me lego mai, catene nun ce n’ho!
Aggregate si voi, io so andove finirai
in Cina, in Perù o a Timbuctù! Ma nun baccajerai vedrai!
Chi tante storie fa, a pregà nun sto!
Tutto quello che me va… con un gesto c’ho!
Penso sempre che l’avi miei tra ruderi e mausolei
sapevano già fasse rispettà e considerà da nobbili e plebei!
Se tanto me da tanto godo e me ne vanto
d’esse Romeo er mejo der Coloseo!
C’avrò er busto ar pincio e ar museo… eh già!Romeo
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Prima d’ogni particolare di quel monumento incredibile, mi stupì l’antichità della sua costruzione. Sentii ch’era anteriore agli uomini, anteriore alla terra. L’evidente antichità (benché in qualche modo terribile per gli occhi) mi parve adeguata al lavoro di artefici immortali[...]. Questo palazzo è opera degli dèi, pensai in un primo momento. Esplorai gli inabitati recinti e corressi: Gli dèi che l’edificarono erano pazzi. Lo dissi, ricordo, con un’incomprensibile riprovazione ch’era quasi rimorso, con più orrore intellettuale che paura sensibile. All’impressione di enorme antichità altre si aggiunsero: quella dell’interminabile, quella dell’atroce, quella d’una complessità insensata.
Jorges Luis Borges, L’Aleph
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Il sito dei Berliner Philharmoniker ha proposto un divertente giochino che io ripropongo qui. Si tratta sostanzialmente di cercare di seguire l’archetto del solista che suona il concerto di Saint Saens per violoncello…se non si riesce l’archetto emette suoni striduli e fastidiosi…divertente.
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Atmosfere anni ’30, ‘40, europee e non, d’altri tempi insomma, quelle dei celeberrimi Comedian Harmonists, gruppo vocale a cappella tedesco che trovò il successo in un periodo storico, quello tre le due Guerre, che aveva sete di quella loro freschezza vocale e di un repertorio che facesse sognare tempi migliori.
Da un lato il mostro dell’antisemitismo nazista cominciava a estendere la sua nera ombra su un’Europa sull’orlo dela devastazione, dall’altro questo gruppo di amici-cantanti tentava, grazie alla musica, una salvezza verso gli Stati Uniti, sotto la spinta soprattutto di uno dei membri, Harry Frommermann, che, come altri due, è ebreo.
Un film girato da Eberhard Fechner nel 1976 celebra la loro storia.
Ad onorare questo genere nei nostri giorni c’è però un gruppo, il cui nome è evidentemente ispirato all’ensemble tedesco, Italian Harmonists che come il nome suggerisce è composto da cantanti italiani, membri del coro del Teatro alla Scala di Milano.
Qui un assaggio del loro repertorio, che non è solo un omaggio ai colleghi d’oltralpe, ma include anche vecchie memorie di sapore italiano…notevoli
1. Mein Onkel Bumba
2. Crapa pelada
3. Ma le gambe
4. Quel motivetto che mi piace tanto
5. Voglio vivere così
6. A Zonzo
7. Tornerai
tratte direttamente dal loro sito ufficiale, che doverosamente riporto qui:
http://www.italianharmonists.it/index.php
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Un simpatico “radiator cap” su un’auto d’epoca del Mississippi…1938

da un sito di foto d’epoca…
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