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La sintesi del viaggiare

ancora Toti Scialoia.

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Color stripes…

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Prendendo spunto da questo sito, ecco una mia foto e la serie di colori in essa contenuti.

Questo sito infatti, presenta una serie di fotografie e, in allegato, il campionario dei colori in esse contenuti, un po’ come si si trattasse di un campionario di colori per tinteggiature. Divertente.

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Pagliacci

Neville Trickett, direttore artistico et designer sud africano, rappresenta nel suo blog  un’arte stupefacente: quella di associare, come farebbe un naturalista settecentesco, forme e colori naturali e forme e colori creati dalla mano dell’uomo.

 

 

 

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Geometrie plantifere

Classifica, mette a confronto, crea gruppi e sottogruppi, associazioni di forme e colori, mettendo l’accento su particolari ed elementi che altrimenti non si sarebbero notati.

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Forme

La ricerca della bellezza nel particolare.

Da notare poi anche la sua raccolta di fotografie.

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Giochi di parole…

Enigmistica letteraria

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Da un lapsus può nascere una storia, non è una novità.
Se, battendo a macchina un articolo, mi capita di scrivere “Lamponia” per “Lapponia”, ecco scoperto un nuovopaese profumato e boschereccio: sarebbe un peccato espellerlo dalle mappe del possibile con l’apposita gomma; meglio esplorarlo, da turisti della fantasia.

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Un magnifico esempio di errore creativo è quello che si trova [...] nella Cenerentola di Charles Perrault: la scarpina della quale, in origine, sarebbe dovuta essere di “vaire” (una sorta di pelliccia); e solo per una fortunata disgrazia diventò di “verre” cioè di vetro. Una scarpina di vetro è sicuramente più fantastica di una qualunque pantofoletta di pelo, e più ricca di seduzioni, anche se figlia del calembour o dell’errore di trascrizione. 

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Prendendo spunto dal centenario del futurismo, ho trovato divertente dare una nuova veste alle Parole in libertà, citando il Memorandum di Rodari sull’arte di inventare storie.

Una volta a un bambino che aveva scritto – insolito errore – “cassa” per “casa”, suggerii di inventare un uomo che abitava in una cassa. Altri bambini si buttarono sul tema. Ne uscirono molte stroie: c’era un uomo che abitava in una cassa da morto, un altro era così piccolo che gli bastava una cassetta per la verdura per dormirci, finiva al mercato tra broccoli e carote, qualcuno pretendeva di comprarlo un tanto al chilo.

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Rieccoci qui. Dopo la visita al Museo del Bargello, la gita prosegue in piazza della Signoria attraverso le orde barbariche di turisti e un vento poderoso che spazza via i nuvoloni, ma che ha il difetto di sollevare anche tutte le schifezze che suddetti turisti hanno lasciato in Piazza della Signoria.

Cerco rifugio a Palazzo Vecchio, sperando che aderisca anch’esso alla gratuità della settimana della cultura…ma così non è, e, avendo i tempi stretti, mi limito a rimirarne il cortile interno…

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Tra grottesche e colonne decorate si trova una piccola statuetta del Verrocchio …

 

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Mi rifugio quindi sotto la loggia dell’Orcagna, dove rimiro ben bene le varie opere…tra cui Patroclo e Menelao, il Perseo, il ratto della Sabina.

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Da qui traggo spunto per una piccola curiosità fiorentina: sotto la Loggia dei lanzi, sul lato destro, si trova la seguente iscrizione che spiega la tradizione del Capodanno fiorentino:

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si tratta di una antica festività che era riconducibile  alle idi di marzo, quindi il 15 marzo e poi ricondotta al  al 25 marzo di ogni anno, data dell’Annunciazione.

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Bene, l’ora dell’appuntamento è giunta, e unitami al gruppo mi dirigo verso l’ingresso secondario degli Uffizi per una visita che attendo con ansia: il Corridoio Vasariano. Sbuchiamo nell’area degli Uffizi dove sono esposte le opere sel Seicento e ci dirigiamo all’ingresso del Corridoio Vasariano dove una guida davvero molto preparata e coinvolgente ci fa una cappella introduttiva su ciò  che lo scoppio della bomba in via dei Georgofili  il 27 marzo 1993 ha provocato: danni e vittime.

Da qui la spiegazione su come il Corridoio è organizzato; si parte da una cronistoria del corridoio stesso, con aneddoti su Cosimo I de’ Medici e matrimoni combinati e tutto il resto, tanto per dare un’idea di come i giochi di potere fossero davvero all’ordine del giorno.

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Ci vengono poi illustrate le prime opere esposte, dalla pittura della Riforma a tutto ciò che ne segue.

Natura morte e paesaggi per la prima volta separati dalle raffigurazioni sacre, che in quanto edificanti, debbono essere i principali soggetti e occupare tutta l’immagine, ecc. ecc…

Si arriva poi alla zona dedicata agli autoritratti, sono davvero tanti: da quello del Vasari, in onore dell’architetto che progettò in detto corridoio a quello presunto di Leonardo (che poi non è affatto autentico, in quanto al di sotto di esso vi è un ritratto di una Maddalena del ‘600…) fino ad arrivare a Gauguin…attraverso i pittori fiorentini, veneti, bolognesi, ecc…Rosalba Carriera ( e i suoi ritratti-da marito), Gentileschi, fino ai Preraffaelliti, Morandi, Balla, ecc. ecc.

Il tutto sopra Firenze.

Perché ciò che è davvero speciale in questa visita, non sono solo le opere, notevoli per avere un quadro completo e particolareggiato della Storia dell’Arte,  ma soprattutto il lugo dove queste sono collocate.

Ci si rende conto di avere da qui uno sguardo davvero privilegiato su Firenze e di attraversarne i punti più salienti rimanendone al di sopra.

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Davvero i Medici potevano vedere e ascoltare ciò che il brulichio della città offriva dietro quegli “occhi” indiscreti del Corridoio.

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Inutile ricordare in questa sede l’importanza che tale passaggio ha avuto nel corso della storia…sia per i Medici che per i partigiani della Seconda Guerra…che potevano attraversare Firenze e fuggire liberamente sui colli.

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Tornando però all’epoca medicea, attraversando il Corridoio si passa, com’è noto, su Ponte Vecchio, che all’epoca era sede di beccai e pellicciai che inquinavano acqua e aria di odori e colori sgradevoli…così la famiglia Medici fece spostare questi bottegai e fu dunque da quel momento che gli orafi più celebri al mondo si insediarono lì dove sono tutt’ora.

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Per quanto riguarda il suo ruolo di protezione, il Corridoio dà accesso separato alla Chiesa nella quale la famiglia de’ Medici assisteva alla Messa, dato che dopo la congiura de’ Pazzi recarsi in chiesa si era rivelato pericoloso.

In questo suo percorso però il corridoio non mantiene sempre la stessa larghezza, ma si stringe parecchio in un punto, pù esattamente nel punto in cui esso circonda la Torre dei Mannelli…anche qui la storia si deve interrompere per introdurre l’ennesima digressione;

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“La torre è famosa per il contenzioso tra la famiglia e Cosimo I, quando venne deliberata la costruzione del Corridoio Vasariano, che avrebbe previsto l’abbattimento della torre. La famiglia riuscì a opporsi fermamente e Giorgio Vasari dovette modificare il suo progetto facendo passare il corridoio attorno alla torre, attraverso un sistema di grossi beccatelli in pietra serena che ancora oggi si possono vedere.” (da Wikipedia)

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Infine, dopo aver ammirato una Firenze mai vista e tante opere d’arte,  la visita si conclude con l’uscita nei giardini di Boboli di Palazzo Pitti a fianco  della Grotta del Buontalenti.

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A questo punto il temp stringe; il sole è ancora alto, ma la chiusura dei giardini si avvicina. Così mi dirigo in tutta fretta (con scarpe sbagliate purtoppo) su è giù per i giardini per rimirare scorci e altre meraviglie.

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Oltre alla meravigliosa vista, si accede all’anfiteatro sul retro di Palazzo Pitti che racchiude l’obelisco egizio..

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obelisco-di-boboli

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Tra i fasti di questo giardino…fontane siepi, corridoi verdi, fiori…

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Così temina questa giornata all’insegna dell’arte.

Con un po’ di stanchezza, ma con tanta soddisfazione.

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Approfittando della Settimana della cultura (18-26 aprile 2009) e di un invito che non si poteva rifiutare ho avuto la possibilità di ri-visitare in veste di vera e propria turista una delle città italiane più belle del mondo: Florentia, Firenze.

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Il mio tour museo-gastronomico è partito dal Museo del Bargello, dopo una sosta al porcellino per un panino al lapredotto e una ai Fratellini per un altro al lardo di Colonnata marinato…

Bene, dicevo, il Museo del Bargello, dove tutto è opera d’arte da ammirare; innanzitutto il Palazzo stesso.

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Assolutamente straordinario è il cortile, porticato su tre lati, e ornato di uno scalone goticheggiante che si impone sul quarto lato alto e imponente, ricco di antichi stemmi fiorentini.

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Altro elemento non trascurabile è l’allestimento di questo cortile, sia nel pianterreno che al primo piano; in esso sono infatti esposte opere mirabilissime dell’Ammannati (parti di una fontana destinata ai Giardini di Boboli, ma lì mai collocata) e del Giambologna, quali l’Oceano, omone avente la stessa posa del Nettuno posta nell’omonima piazza a Bologna.

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Ma tanti altri sono gli elementi di grandi valore artistico in questo loggiato…il cannone di San Paolo, gli stessi affreschi dei portici, le vetrate delle finestre,…andare per vedere!

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 Ma se architettura e allestimento del cortile e del porticato sono da ammirare, da non perdere assolutamente sono le sale ricche di più straordinari capolavori di tutti i tempi. Dato che sarebbe troppo lunga la trattazione di tutto ciò che ho visto, vi rimando al sito del Museo stesso per maggiori approfondimenti.

Citando solo le opere di cui riesco a ricordare qualcosa da dire…

Partendo dalla sala della scultura del Cinquecento…

Beh, innanzitutto tante ma veramente tante le opere significative del suddetto Giambologna; quella che più mi ha colpito per imponenza ed evocatività è sicuramente La vittoria di Firenze su Pisa, simboleggiata da una donna (Firenze appunto) che sottomente un uomo (Pisa)  incatenandolo.

Altrettanto importanti, alcune sculture del Michelangelo, tra le quali Bacco e il Tondo Pitti, con Madonna e Bambino di una dolcezza davvero infinita, e i bronzetti originali del basamento del Perseo di Benventuo Cellini e un Bruto michelangiolesco proprio come me lo sarei immaginato, con le onde dei capelli corti appena accennate e la mascella serrata e dura proprio come se stesse ascoltando il celebre “Tu quoque…”.

Ma le meraviglie non finiscono qui:

Al piano superiore, nella sala del Donatello e della scultura del Quattrocento altr strepitose opere d’arte.

A questo punto una puntualizzazione (su questo potrei fare un gioco a premi): qualè la statua la cui copia è in Piazza della Signoria (e il cui originale è qui in questa sala) simbolo autentico della città di Firenze?

rullo di tamburi….

Il Marzocco! Ovvero quel leoncino quattrocentesco piccino piccino che regge uno scudo raffigurante il giglio fiorentino rosso su sfondo bianco; questo perché la città di Florentia era dedicata a Marte, dio della guerra simboleggiato dal leone.

Naturalmente questa sala celebra Donatello: innanzitutto con il David (di cui c’è una ricostruzione dorata alle spalle) e poi con altre opere tra le quali il San Giorgio che con aria fiera regge il suo scudo e nel bassorilievo ai suoi piedi scofigge il drago e salva la principessa.

Proseguendo il tour…le maioliche dei della Robbia davvero spettacolari per colori e delicatezza e la sala islamica con ori, vasi, scatole sferiche, elmi e decorazioni raffinatissime…tra mille e una notte e le crociate.

Nel Verone infine, ovvero il Loggiato al primo piano, altre opere del Giambologna, per l’esattezza degli animali in bronzo.

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E con questo le opere del museo sono finite…ma non del tutto! In questi giorni infatti è allestita al piano terra del palazzo una mostra davvero molto bella, i Marmi vivi sulle sculture del Bernini e sulla nascita del ritratto barocco.

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Da qui in poi la gita continua…

il seguito in un’altra puntata.

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il femminil coraggio

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Alcèsti:
Admèto, a te che la mia sorte vedi,
dirò, pria di morir, quello che bramo.
Io piú che me, te caro avendo, a prezzo
del viver mio, la luce a te serbata,
muoio. E potevo non morir per te,
ma chi volessi sposo aver dei Tèssali,
e sovrana regnar ne la mia reggia.
Ma divelta da te non volli vivere
coi figli derelitti; e abbandonai
di giovinezza i doni ond’io godevo.
L’uom che te generò, la madre tua
ti tradirono. Ed erano pur giunti
agli anni in cui lasciar la vita è giusto;
e bello era per lor salvare il figlio,
glorïosa la morte; e avean te solo,
né speranza d’avere altri figliuoli
se tu morivi; ed io vissuto avrei
sempre vicino a te; né tu soletto
piangeresti la sposa, e i figli tuoi
orfani educheresti. Ma un Dio volle
che cosí fosse tutto questo. E sia.

Al beneficio pari non sarà,
ché nulla val quanto la vita vale;
ma ben giusta: e tu stesso lo dirai:
ch’ami non men di me questi fanciulli,
se pure hai senno. Fa’ ch’essi padroni
sian della casa mia, schiva le nozze,
ai figli miei non dare una matrigna,
che, non avendo il cuore mio, per astio,
sui miei, sui tuoi figliuoli, alzi la mano.
Non farlo, no, ti prego. Ai primi figli
sopraggiunge nemica una matrigna:
cuore non ha piú mite d’una vipera.

Il figlio maschio trova un baluardo
nel padre suo; ma tu, pargola mia,
chi curerà la tua giovine vita?
come sarà con te la nuova sposa
del padre tuo? Di mala fama, forse,
nei floridi anni tuoi ti brutterà,
sí che distrugga le tue nozze. Sposa
te non farà la madre: ai parti, o figlia,
te non assisterà, dove nessuno
ha d’una madre il cuore! Io morir devo,
e non domani, e non il terzo dí
del mese, il mal m’attende; ma fra poco
viva chiamar me non potrete. Addio,
siate felici. Glorïarti, o sposo,
potrai che la tua sposa ottima fu:
e voi, figliuoli, della madre vostra.

Ma tu, memore, rendimi una grazia.

Euripide, da Alcesti

 

N.d.r. Anni fa mi ricordavo di aver seguto con passione un programma curatao da Lucian De Crescenzo sui miti greci; scartabellando su youtube l’ho ritrovato con sommo piacere; De Crescenzo infatti racconta sotto forma di storiella accattivante i più importanti miti…da rivedere.

Ecco la prima parte del mito di Alcesti:

ed ecco la seconda:

Purtoppo la qualità non è ottima, ma vale la pena di darvi uno sguardo.

Gnothi seauton – Conosci te stesso

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