
Gita in quel di Marradi per la festa della Castagna, tutte le domeniche di ottobre.
18 domenica ott 2009
Pubblicato in Arte culinaria, Eventi, Pensieri e riflessioni, Viaggi e racconti

Gita in quel di Marradi per la festa della Castagna, tutte le domeniche di ottobre.
16 venerdì ott 2009
Pubblicato in Cinema, Viaggi e racconti
Perfetto per distrarsi in una seratina gelida (nel mio caso una seratina milanese) di questi primi freddi autunnal-invernali…dico invernali perché avere già 2 gradi fuori è cosa tipica dell’inverno…
Insomma, coccolarsi di fronte al nuovo film di Woody Allen è cosa assai divertente.
Il protagonista, nevrotico, ipocondriaco e pessimista, rispecchia in pieno i tipici personaggi interpretati in passato dallo stesso Allen, che però qui cede il posto ad un altrettanto convincente Larry David comico di professione, qui riadattato al grande schermo in maniera superba. E come non citare la spensierata, buffa e molto svampita Melody, alias Evan Rachel Wood, che entra come un “vermetto” nella vita del protagonista, sconvolgendola e dando una sferzata di vita alle nevrotiche abitudini del non più giovanissimo e genialoide fisico Boris Yelnikoff.
Quando poi si rifanno vivi i di lei genitori la storia si infittisce e … la vita di tutti troverà una sconvolgente soluzione.

06 martedì ott 2009
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Qualche giorno nel capoluogo ligure…
“Con quella faccia un po’ così quell’espressione un po’ così che abbiamo noi prima di andare a Genova che ben sicuri mai non siamo che quel posto dove andiamo non c’inghiotte e non torniamo più. Eppur parenti siamo un po’ di quella gente che c’è lì che in fondo in fondo è come noi, selvatica, ma che paura ci fa quel mare scuro che si muove anche di notte e non sta fermo mai. Genova per noi che stiamo in fondo alla campagna e abbiamo il sole in piazza rare volte e il resto è pioggia che ci bagna. Genova, dicevo, è un’idea come un’altra. Ah, la la la la la la Ma quella faccia un po’ così quell’espressione un po’ così che abbiamo noi mentre guardiamo Genova ed ogni volta l’annusiamo e circospetti ci muoviamo un po’ randagi ci sentiamo noi. Macaia, scimmia di luce e di follia, foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia… e intanto, nell’ombra dei loro armadi tengono lini e vecchie lavande lasciaci tornare ai nostri temporali Genova ha i giorni tutti uguali. In un’immobile campagna con la pioggia che ci bagna e i gamberoni rossi sono un sogno e il sole è un lampo giallo al parabrise… Con quella faccia un po’ così quell’espressione un po’ così che abbiamo noi che abbiamo visto Genova che ben sicuri mai non siamo che quel posto dove andiamo non c’inghiotte e non torniamo più. Genova per noi Paolo Conte (1988)Cartoline da Genova…
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01 martedì set 2009
Pubblicato in Letteratura arte e cultura, Viaggi e racconti
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Cinque Terre, Corniglia, Lerici, Liguria, Manarola, Palmaria, Portovenere, Riomaggiore, Tinetto, Tino, vacanze, Vernazza, viaggi
Allora, da dove cominciare…dal fatto che quest’anno ho passato le vacanze estive in una regione d’Italia che ben poco conoscevo: la Liguria, una zona d’Italia ricca di fascino e di risorse, che cercherò, con questo piccolo excursus di viaggio, di raccontare.

Lerici: arrivando da sopra la collina si scorge lo splendido golfo di Lerici con il suo porticciolo luccicante e il castello che sovrasta le case colorate. Si tratta di uno dei paesi che insieme a San Terenzo, Tellaro ed altri, fa parte dell’ affascinante Golfo dei Poeti, così chiamato in onore degli artisti che amarono ed onorarono questo posto quali David Herbert Lawrence, George Sand, Lord Byron e lo scrittore Percy Bysshe Shelley.

Quindi trascorrere le vacanze in questo borghetto significa godersi il saliscendi dalle ripide salite sulla collina per cercare spiaggette e calette paradisiache in cui godersi il caldo sole dell’estate, passeggiare sul lungomare e ritemprarsi con un bagno serale al molo rinfrescandosi agli ultimi raggi della sera prima che il sole tramonti dietro la Palmaria e Portovenere a poche km da lì.

Isola Palmaria: proseguendo la visita di questi litorali non si può non fare tappa su quell’isola che sta proprio di fronte al porticciolo lericino, un angolo di macchia mediterranea pressocché intonsa con caprette selvatiche che fanno scorpacciate di foglie di fico, agavi, rovi di more e fitta vegetazione marittima.

Vale la pena arrivarci da Portovenere prendendo un barchino che fa scalo a Punta secca, dove l’acqua è spettacolare per un bagnetto pre-salita, e da qui iniziare la passeggiata-faticata belli freschi di mare per attraversare la irta collina fino all’altro capo dell’isola.
Lo ammetto, la scampagnata non è delle più comode, ma ripaga dalla stanchezza la vista delle rocce a picco sul mare e la tranquillità che offrono i pini marittimi con i loro odori di resina calda di sole e di rosmarino selvatco.

Accompagnati solo dal rumore delle cicale e dal gracidare dei gabbiani che ci hanno accompagnato per tutta la salita si incontrano poche persone e ci ritempra dal caos cittadino, facendo una capatina anche al Forte Cavour, una antica fortezza ora sotto controllo dell’esercito.
Si ridiscende dunque verso una pineta e una sassosa spiaggia incantata nei pressi di una vecchia cava da cui si estraeva la pietra tipica del luogo, un marmo nero dalle venature dorate, tipico di queste zone.

Tino e Tinetto: Prima di ritornare, la barca ci fa fare il tour delle altre due isolette di cui la prima è ad esclusivo uso dell’esercito e la seconda è poco più che uno scoglio.
Sull’isola del Tino c’è però una particolarità da raccontare; il faro che vi si trova sulla sommità riprende la storia di San Venerio, protettore dei fari, che per primo si installò in eremitaggio sull’isola per far segno ai naviganti dei pericoli del mare.

Portovenere: come non sostare dunque in quel meraviglioso angolo di casette strette e colorate e perdersi sul far della sera sulla collina che ospita antichi mulini per il grano e le olive, il Castello dei Doria e la chiesa di San Lorenzo e quella di Santo Stefano, a picco sul mare, proprio dietro la Grotta Byron…
E’ perciò indispensabile intrufolarsi tra le antiche e strette viuzze di Portovenere assaporando gli odori della sera, quando il sole è di un tepore squisito e l’aria ricca di profumi salmastri; così com’è d’obbligo assaggiare una delle specialità culinarie del posto: la Farinata (detta cecina in Toscana), fatta sul momento e servita calda calda con una spolverata di pepe abbondante.

01 martedì set 2009
Pubblicato in Arte culinaria, Viaggi e racconti
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Tra i frutti di quest’estate, tra montagne a picco sul mare, campagne assolate, e casette abbandonate in mezzo ai campi…
06 giovedì ago 2009

Ed eccoci qui a narrare di un viaggio cominciato ormai un po’ di mesi fa, nel maggio scorso, cominciato nel cuore pullulante del caldo, anzi rovente entroterra romagnolo; tra feste di paese per il santo patrono, con costumi d’epoca e fuochi d’artificio tra valanghe di tagliatelle, pasta al forno e piatti saporiti.


Eccoci quindi in una Lugo, sugosa e calda, piccola, ma accogliente, con i colori felliniani e le atmosfere austere del Ventennio ancora vive nella memoria, dalla celebrazione degli eroi dell’aria (v. Francesco Baracca) al ricordo degli antichi fervori medievali (v. la rocca estense ).

06 giovedì ago 2009
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Berlino, Foto, fotografia, Lerici, Lugo, Parigi, Salisburgo, viaggi, viaggiare

Dopo un lungo silenzio…eccomi ritornata nel mondo virtuale…
Ora non mi resta che raccontarvi dove sono stata in tutto questo tempo…
03 domenica mag 2009
Pubblicato in Letteratura arte e cultura, Pensieri e riflessioni, Viaggi e racconti
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La sintesi del viaggiare
ancora Toti Scialoia.
02 sabato mag 2009
Pubblicato in Letteratura arte e cultura, Pensieri e riflessioni, Viaggi e racconti
26 domenica apr 2009
Pubblicato in Eventi, Feste, Letteratura arte e cultura, Pensieri e riflessioni, Viaggi e racconti

Rieccoci qui. Dopo la visita al Museo del Bargello, la gita prosegue in piazza della Signoria attraverso le orde barbariche di turisti e un vento poderoso che spazza via i nuvoloni, ma che ha il difetto di sollevare anche tutte le schifezze che suddetti turisti hanno lasciato in Piazza della Signoria.
Cerco rifugio a Palazzo Vecchio, sperando che aderisca anch’esso alla gratuità della settimana della cultura…ma così non è, e, avendo i tempi stretti, mi limito a rimirarne il cortile interno…

Tra grottesche e colonne decorate si trova una piccola statuetta del Verrocchio …

Mi rifugio quindi sotto la loggia dell’Orcagna, dove rimiro ben bene le varie opere…tra cui Patroclo e Menelao, il Perseo, il ratto della Sabina.



Da qui traggo spunto per una piccola curiosità fiorentina: sotto la Loggia dei lanzi, sul lato destro, si trova la seguente iscrizione che spiega la tradizione del Capodanno fiorentino:

si tratta di una antica festività che era riconducibile alle idi di marzo, quindi il 15 marzo e poi ricondotta al al 25 marzo di ogni anno, data dell’Annunciazione.

Bene, l’ora dell’appuntamento è giunta, e unitami al gruppo mi dirigo verso l’ingresso secondario degli Uffizi per una visita che attendo con ansia: il Corridoio Vasariano. Sbuchiamo nell’area degli Uffizi dove sono esposte le opere sel Seicento e ci dirigiamo all’ingresso del Corridoio Vasariano dove una guida davvero molto preparata e coinvolgente ci fa una cappella introduttiva su ciò che lo scoppio della bomba in via dei Georgofili il 27 marzo 1993 ha provocato: danni e vittime.
Da qui la spiegazione su come il Corridoio è organizzato; si parte da una cronistoria del corridoio stesso, con aneddoti su Cosimo I de’ Medici e matrimoni combinati e tutto il resto, tanto per dare un’idea di come i giochi di potere fossero davvero all’ordine del giorno.

Ci vengono poi illustrate le prime opere esposte, dalla pittura della Riforma a tutto ciò che ne segue.
Natura morte e paesaggi per la prima volta separati dalle raffigurazioni sacre, che in quanto edificanti, debbono essere i principali soggetti e occupare tutta l’immagine, ecc. ecc…
Si arriva poi alla zona dedicata agli autoritratti, sono davvero tanti: da quello del Vasari, in onore dell’architetto che progettò in detto corridoio a quello presunto di Leonardo (che poi non è affatto autentico, in quanto al di sotto di esso vi è un ritratto di una Maddalena del ’600…) fino ad arrivare a Gauguin…attraverso i pittori fiorentini, veneti, bolognesi, ecc…Rosalba Carriera ( e i suoi ritratti-da marito), Gentileschi, fino ai Preraffaelliti, Morandi, Balla, ecc. ecc.
Il tutto sopra Firenze.
Perché ciò che è davvero speciale in questa visita, non sono solo le opere, notevoli per avere un quadro completo e particolareggiato della Storia dell’Arte, ma soprattutto il lugo dove queste sono collocate.
Ci si rende conto di avere da qui uno sguardo davvero privilegiato su Firenze e di attraversarne i punti più salienti rimanendone al di sopra.

Davvero i Medici potevano vedere e ascoltare ciò che il brulichio della città offriva dietro quegli “occhi” indiscreti del Corridoio.

Inutile ricordare in questa sede l’importanza che tale passaggio ha avuto nel corso della storia…sia per i Medici che per i partigiani della Seconda Guerra…che potevano attraversare Firenze e fuggire liberamente sui colli.

Tornando però all’epoca medicea, attraversando il Corridoio si passa, com’è noto, su Ponte Vecchio, che all’epoca era sede di beccai e pellicciai che inquinavano acqua e aria di odori e colori sgradevoli…così la famiglia Medici fece spostare questi bottegai e fu dunque da quel momento che gli orafi più celebri al mondo si insediarono lì dove sono tutt’ora.

Per quanto riguarda il suo ruolo di protezione, il Corridoio dà accesso separato alla Chiesa nella quale la famiglia de’ Medici assisteva alla Messa, dato che dopo la congiura de’ Pazzi recarsi in chiesa si era rivelato pericoloso.
In questo suo percorso però il corridoio non mantiene sempre la stessa larghezza, ma si stringe parecchio in un punto, pù esattamente nel punto in cui esso circonda la Torre dei Mannelli…anche qui la storia si deve interrompere per introdurre l’ennesima digressione;

“La torre è famosa per il contenzioso tra la famiglia e Cosimo I, quando venne deliberata la costruzione del Corridoio Vasariano, che avrebbe previsto l’abbattimento della torre. La famiglia riuscì a opporsi fermamente e Giorgio Vasari dovette modificare il suo progetto facendo passare il corridoio attorno alla torre, attraverso un sistema di grossi beccatelli in pietra serena che ancora oggi si possono vedere.” (da Wikipedia)

Infine, dopo aver ammirato una Firenze mai vista e tante opere d’arte, la visita si conclude con l’uscita nei giardini di Boboli di Palazzo Pitti a fianco della Grotta del Buontalenti.

A questo punto il temp stringe; il sole è ancora alto, ma la chiusura dei giardini si avvicina. Così mi dirigo in tutta fretta (con scarpe sbagliate purtoppo) su è giù per i giardini per rimirare scorci e altre meraviglie.

Oltre alla meravigliosa vista, si accede all’anfiteatro sul retro di Palazzo Pitti che racchiude l’obelisco egizio..



Tra i fasti di questo giardino…fontane siepi, corridoi verdi, fiori…


Così temina questa giornata all’insegna dell’arte.
Con un po’ di stanchezza, ma con tanta soddisfazione.
