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Snow flakes.

I counted till they danced so
Their slippers leaped the town –
And then I took a pencil
To note the rebels down –
And then they grew so jolly
I did resign the prig –
And ten of my once stately toes
Are marshalled for a jig!

Fiocchi di neve.

Contai finché essi danzarono tanto
Che le loro scarpine saltarono la città –
E allora presi una matita
Per annotare i ribelli a terra –
E poi essi prosperarono così gioiosi
Che rinunciai alla boria –
E dieci delle mie dita prima così seriose
Si schierarono per una giga!

 Emily Dickinson

Siamo in inverno, questo è vero, ma sono un bel po’ di anni che la neve non regala qualche bel paesaggio imbiancato proprio durante le feste, ovvero durante quel periodo dell’anno che io reputerei essere il più adatto ad ospitare quel candido manto che ricopre ogni cosa attutendo rumori e pensieri, costringendoci a rintanarci al calduccio, magari sorseggiando qualche cosa di buono e caldo…

Fortunatamente però quest’anno la neve è venuta a visitarci proprio al momento giusto…

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Bruegel con i suoi paesaggi invernali ci regala le atmosfere innevate del medioevo fiammingo durante quella che è stata definita la “piccola era glaciale” , ovvero quel momento storico in cui le temperature si abbassarono bruscamente portando inverni freddi e, per l’appunto, nevosi.

Ma la neve non è solo tema ricorrente nella pittura fiamminga, tutta l’arte si è infatti cimentata su questo tema, compresa quella orientale, come ne è dimostrazione questo haiku:

Tada oreba
Oru tote yuki no
Furi ni keri

C’ero soltanto.
C’ero. Intorno
mi cadeva la neve.

Kobayashi Issa (17631827)