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[…] poi con un battito d’ali
si levò in volo e, tremando per chi lo seguiva, come un uccello
che per la prima volta porta in alto fuori del nido i suoi piccoli,
l’esorta a imitarlo, l’addestra a quell’arte rischiosa,
spiegando le sue ali e volgendosi a guardare quelle del figlio.
[…]

quando il ragazzo cominciò a gustare l’azzardo del volo,
si staccò dalla sua guida e, affascinato dal cielo,
si diresse verso l’alto. La vicinanza cocente del sole
ammorbidì la cera odorosa, che saldava le penne,
e infine la sciolse: lui agitò le braccia spoglie,
ma privo d’ali com’era, non fece più presa sull’aria
e, mentre a gran voce invocava il padre, la sua bocca
fu inghiottita dalle acque azzurre, che da lui presero il nome.”

Ovidio, Metamorfosi, (Libro Ottavo)