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Prima d’ogni particolare di quel monumento incredibile, mi stupì l’antichità della sua costruzione. Sentii ch’era anteriore agli uomini, anteriore alla terra. L’evidente antichità (benché in qualche modo terribile per gli occhi) mi parve adeguata al lavoro di artefici immortali[…]. Questo palazzo è opera degli dèi, pensai in un primo momento. Esplorai gli inabitati recinti e corressi: Gli dèi che l’edificarono erano pazzi. Lo dissi, ricordo, con un’incomprensibile riprovazione ch’era quasi rimorso, con più orrore intellettuale che paura sensibile. All’impressione di enorme antichità altre si aggiunsero: quella dell’interminabile, quella dell’atroce, quella d’una complessità insensata.

Jorges Luis Borges, L’Aleph