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L’indovino abitava nel cuore della città cinese e la limousine crema dell’Oriental Hotel, con autista in uniforme bianca e galloni d’oro, si addentrava a passo d’uomo in quel meraviglioso, caotico quartiere di Vorachak che resta uno dei centri più rumorosi, vitali e, grazie a dio, immutati di Bangkok, con i suoi mille negozi di ferri, di pompe, di tende, di chiodi, di bare, di dolci; con le sue zaffate di mille odori, da quello dell’incenso degli altarini nel fondo di ogni bugigattolo a quello balsamico delle farmacie; con la solita formicolante folla degli immutabili cinesi d’oltremare, in calzoncini neri e la maglietta bianca sempre alzata sulla pancia come per dare aria all’ombelico, e far crcolare il qi, la forza vitale che secondo loro ha il suo centro giusto lì.

da “Un indovino mi disse”, Tiziano Terzani