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I mostri della notte di Natale


L’Ansioso. Soggetto che entra in ansia da regalo con largo anticipo, a volte dal ventisei dicembre dell’anno prima. Ci tiene a far bella figura, ed è terrorizzato dall’idea di dimenticare qualcuno, o di sbagliare regalo. La vacanza natalizia è il suo periodo di maggior lavoro. Compila elenchi di persone e doni da abbinare. Già verso novembre inizia i primi acquisti. Misura di nascosto l’impronta del sedere su un divano perché deve regalare dei pantaloni. Entra di notte in casa dell’amico e gli fotografa l’armadio con le cravatte. Telefona agli amici del figlio per sapere che regalo vuole suo figlio che deve a sua volta telefonare a tutti gli amici per dire che regalo devono dire, e il risultato finale è un regalo all’Omnitel. Potete vedere l’ansioso, la settimana prima di Natale mentre gira per negozi con una serie di dossier, tariffari e cataloghi. La sua richiesta può essere terribilmente precisa. Una gonna scozzese verde e gialla per una signora che ha le chiappe asimmetriche. Un libro per un signore che ha due e mezzo di miopia, preferisce le copertine dorate, ha una passione per i cavalli e vuole che le storie finiscano bene. L’autore? Faccia lei. Quando finalmente l’ansioso arriva al fatidico ventiquattro sera, carica un quintale di regali sul portapacchi, sale in auto e stremato si addormenta nel garage. Si sveglia la mattina del ventisei. Nessuno in famiglia lo saluterà per un anno.

Il Ritardatario. E’ l’opposto dell’Ansioso. Si muove solo un giorno prima e in un pomeriggio pretende di comprare tutti i regali, fende la folla a gomitate, insulta i commessi, ruba orsacchiotti ai bambini, urla “ma che cazzo ci fa in giro tutta questa gente!”. In due ore esaurisce gli acquisti. Per questa sua fretta, il ritardatario è quasi sempre monotematico. Cioè, accappatoio rosso per tutti, vaso portafiori per tutti, dentiere per tutti, compresi i bambini.

L’Antinatalizio. Inizia un mese prima a martellare la frase “quest’anno non faccio regali, e guai a voi se mi fate un regalo, basta col consumismo.” Dopo questo diktat, ecco cosa può accadere.

a) L’Anti tiene duro, non fa regali a nessuno ma tutti gli fanno un regalo e lui, sotto sotto, sente di aver fatto una figura di merda.

b) L’Anti tiene duro, non fa regali a nessuno, nessuno gli fa un regalo e lui ci rimane male e fa l’offeso.

c) L’Anti cambia idea, fa regali a tutti, nessuno gli fa regali rispettando il suo antico volere, e lui si incazza perché l’hanno preso sul serio.

d) L’Anti fa il regalo solo al piccolo Sergino, un etto di caramelle, e il piccolo Sergino glielo tira in faccia.

Il Riciclatore. Pericolosissimo. Non si sa se agisca per parsimonia o vizio atavico. Ma riciclare i regali ricevuti è più forte di lui. Anche se è un abile incartatore e infiocchettatore, finisce inevitabilmente smascherato. I suoi errori più comuni: regalare una statuetta giapponese alla stessa persona che gliel’ha regalata il Natale prima. Regalare alla fidanzata di nome Adele un libro con la dedica “al mio bel porcone la sua Cinzia”. Regalare agende del 1997, oppure con la scritta “La Banca Romagnola fa i migliori auguri ai suoi clienti”.

L’impacchettatore. A questo tipo di donatore non interessa il regalo ma la confezione. Passa ore e ore a manovre fogli di carta lucida, nastri, pigne dorate, palline di vetro, muschi e licheni. Confeziona scatoloni di ogni forma e colore, è capace di stare tre ore a pensare come impacchettare un ombrello senza che sembri un ombrello impacchettato. Il risultato finale è che in quella confusione di nastri e carte, non si sa più di chi sono i regali. Accadono spiacevoli scambi: sci di due metri e mezzo per il piccolo Sergino, una confezione di Vigra per il cane, un osso per lo zio, un reggicalze per il padre, una pipa per la mamma, un cazzo di gomma per la nonna e i ferri da calza per il fratello.

Il Gastronomo. Regala solo roba da mangiare. Compra ad esempio una mortadella di venti chili. Poi pensa che è troppo grande ed è meglio dividerla in due regali. Mentre la divide, ne mangia cinque chili. Poi, in un attacco di tirchieria, ci fa sei regali e sei mortadelline. Ne mangia quattro. Si accorge adesso che il regalo è alquanto misero e, per il nervosismo, mangia le ultime due. Si presenta a mani vuote e, al pranzo natalizio, vomita appena arriva in tavola la mortadella.

Lo snob. Costui non fa regali né li riceve. Snobba anche il cenone. Raramente fa l’albero o il presepe. Di questi individui ce ne sono parecchi, ad esempio, in Zaire, in Bangladesh e in Sudamerica.

Il Tradizionale o Veronatale. Il più pericoloso di tutti. Per lui a Natale bisogna rispettare scrupolosamente ogni rito e tradizione. Già la settimana prima inizia a controllare la casa dove avverrà lo scambio dei doni. Se non c’è l’albero, lo porta lui e lo arreda, se non c’è il presepe, lo fa, se il padrone di casa è ateo, nasconde la grotta di Betlemme nel freezer, l’importante è che ci sia. Inizia a massacrare tutti con telefonate del tipo “mi raccomando non regalare una vestaglia a mamma che gliela regalo io, e non scordarti il bambolotto a Serena perché io le regalo la sciarpina”. Pedina di nascosto i parenti per accertarsi che facciano gli acquisti giusti. Controlla anche il Natale dei limitrofi, ad esempio si fa mandare un a polaroid del presepe dalla famiglia delle fidanzata, o telefona al suo dentista chiedendogli perché non ha ancora comprato il panettone. Sceglie il menù della cena. Si presenta con un centrotavola natalizio formato da un bosco di abeti, grappoli di palle e una candela alta un metro che, accesa, ammorba l’aria. Da questa abetaia escono spesso scoiattoli che rubano la frutta. Obbliga i bambini a leggere la poesia, i grandi a cantare Silent night, il nonno a raccontare il Natale sotto le bombe. A mezzanotte, distribuisce lui i regali uno alla volta. Ogni volta il donatore deve spiegare i motivi profondi della sua scelta, e il ricevente deve esternare con un breve discorso la sua gratitudine. Ogni venti regali si canta Astro del Ciel e si mangia un torrone. In una famiglia di dieci persone, questo tipo di distribuzione può durare fino alle sei di mattina. All’alba, se il Veronatale è religioso, trascina tutti a messa, se è laico li costringe a fare un giro in slitta. Se c’è neve bene, sennò si va sull’asfalto. Per difendersi da questo pericoloso individuo, alcune famiglie passano le festività in baite di montagna o, chi può, sulle isole tropicali, ma il Veronatale non demorde. Se vedete sull’aereo per i Carabi un uomo con un albero di Natale e una valigia di panettoni, sappiate che è un Veronatale che sta per colpire a distanza. E Dio non voglia che, per un ritardo, dobbiate passare il Natale in volo con lui.

Stefano Benni, da Dottor Niù