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Al vecchio inverno subentrò l’April,
Natura s’è ringiovanita:
Dalla splendente cupola infinita
Del ciel, piovono raggi,
Fluir per l’aria io sento
La mattutina brezza;
E molce il petto ardente
La soave freschezza;
Ascolto gorgheggiare
Gli augei che si destâr.
Ed il romoreggiare
Di piante lungo e d’acque.
Oh! come dolce è vivere
qui nella solitudine
Lungi alle lotte umane,
Lungi alla moltitudine|
S’io avessi mai a dire
All’attimo fuggente:
«Tempo, t’arresta!»
No! Tutto si disperde!…
Sul campo dell’onore,
o chi dopo una danza delirante
Da morte è colto in braccio d’un’amante?
Un uomo son io.
O sono un dio?…
Qual luce si fa agli occhi miei?
No, il mondo degli spiriti
Chiuso non è!
È il tuo cor che è morto, e per sempre…
Tu, discepol, ti leva! – Bagna il tuo sen mortale
Nel purpureo raggio dell’aurora.
Dall’empireo alla terra lo spazio armonioso
S’apre per te in un cantico eternale!

Faust, da la Damnation de Faust, dall’opera lirica di Hector Berlioz

homunculus_faust

Con Faust ho preso un abbaglio… è stato un errore colossale, memorabile…
Quel miserabile non ce l’aveva affatto l’anima, e per questo sembrava ne traboccasse: era posseduto soltanto da un’inestinguibile frenesia progettuale, del continuo fare e disfare, senza altro scopo che l’azione di per sé stessa …

Mefisofele, Fernando Savater, 1993, da Creature dell’aria – Monologo XII