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Da un lapsus può nascere una storia, non è una novità.
Se, battendo a macchina un articolo, mi capita di scrivere “Lamponia” per “Lapponia”, ecco scoperto un nuovopaese profumato e boschereccio: sarebbe un peccato espellerlo dalle mappe del possibile con l’apposita gomma; meglio esplorarlo, da turisti della fantasia.

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Un magnifico esempio di errore creativo è quello che si trova […] nella Cenerentola di Charles Perrault: la scarpina della quale, in origine, sarebbe dovuta essere di “vaire” (una sorta di pelliccia); e solo per una fortunata disgrazia diventò di “verre” cioè di vetro. Una scarpina di vetro è sicuramente più fantastica di una qualunque pantofoletta di pelo, e più ricca di seduzioni, anche se figlia del calembour o dell’errore di trascrizione. 

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Prendendo spunto dal centenario del futurismo, ho trovato divertente dare una nuova veste alle Parole in libertà, citando il Memorandum di Rodari sull’arte di inventare storie.

Una volta a un bambino che aveva scritto – insolito errore – “cassa” per “casa”, suggerii di inventare un uomo che abitava in una cassa. Altri bambini si buttarono sul tema. Ne uscirono molte stroie: c’era un uomo che abitava in una cassa da morto, un altro era così piccolo che gli bastava una cassetta per la verdura per dormirci, finiva al mercato tra broccoli e carote, qualcuno pretendeva di comprarlo un tanto al chilo.