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Allora, da dove cominciare…dal fatto che quest’anno ho passato le vacanze estive in una regione d’Italia che ben poco conoscevo: la Liguria, una zona d’Italia ricca di fascino e di risorse, che cercherò, con questo piccolo excursus di viaggio, di raccontare.

 

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Lerici: arrivando da sopra la collina si scorge lo splendido golfo di Lerici con il suo porticciolo luccicante e il castello che sovrasta le case colorate. Si tratta di uno dei paesi che insieme a San Terenzo, Tellaro ed altri, fa parte dell’ affascinante Golfo dei Poeti, così chiamato in onore degli artisti che amarono ed onorarono questo posto quali David Herbert Lawrence, George Sand, Lord Byron e lo scrittore Percy Bysshe Shelley.

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Quindi trascorrere le vacanze in questo borghetto significa godersi il saliscendi dalle ripide salite sulla collina per cercare spiaggette e calette paradisiache in cui godersi il caldo sole dell’estate, passeggiare sul lungomare e ritemprarsi con un bagno serale al molo rinfrescandosi agli ultimi raggi della sera prima che il sole tramonti dietro la Palmaria e Portovenere a poche km da lì.

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 Isola Palmaria: proseguendo la visita di questi litorali non si può non fare tappa su quell’isola che sta proprio di fronte al porticciolo lericino, un angolo di macchia mediterranea pressocché intonsa con caprette selvatiche che fanno scorpacciate di foglie di fico, agavi, rovi di more e fitta vegetazione marittima.

Palmaria seppia testo

Vale la pena arrivarci da Portovenere prendendo un barchino che fa scalo a Punta secca, dove l’acqua è spettacolare per un bagnetto pre-salita, e da qui iniziare la passeggiata-faticata belli freschi di mare per attraversare la irta collina fino all’altro capo dell’isola.

Lo ammetto, la scampagnata non è delle più comode, ma ripaga dalla stanchezza la vista delle rocce a picco sul mare e la tranquillità che offrono i pini marittimi con i loro odori di resina calda di sole e di rosmarino selvatco.

escursione alla Palmaria

Accompagnati solo dal rumore delle cicale e dal gracidare dei gabbiani che ci hanno accompagnato per tutta la salita si incontrano poche persone e ci ritempra dal caos cittadino, facendo una capatina anche al Forte Cavour, una antica fortezza ora sotto controllo dell’esercito.

Si ridiscende dunque verso una pineta e una sassosa spiaggia incantata nei pressi di una vecchia cava da cui si estraeva la pietra tipica del luogo, un marmo nero dalle venature dorate, tipico di queste zone.

Isola del Tino bruciato testo

Tino e Tinetto: Prima di ritornare, la barca ci fa fare il tour delle altre due isolette di cui la prima è ad esclusivo uso dell’esercito e la seconda è poco più che uno scoglio.

Sull’isola del Tino c’è però una particolarità da raccontare; il faro che vi si trova sulla sommità riprende la storia di San Venerio, protettore dei fari, che per primo si installò in eremitaggio sull’isola per far segno ai naviganti dei pericoli del mare.

Portovenere testo

Portovenere: come non sostare dunque in quel meraviglioso angolo di casette strette e colorate e perdersi sul far della sera sulla collina che ospita antichi mulini per il grano e le olive, il Castello dei Doria e la chiesa di San Lorenzo e quella di Santo Stefano, a picco sul mare, proprio dietro la Grotta Byron…

E’ perciò indispensabile intrufolarsi tra le antiche e strette viuzze di Portovenere assaporando gli odori della sera, quando il sole è di un tepore squisito e l’aria ricca di profumi salmastri; così com’è d’obbligo assaggiare una delle specialità culinarie del posto: la Farinata (detta cecina in Toscana), fatta sul momento e servita calda calda con una spolverata di pepe abbondante.

Saliscendi a Portovenere testo